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Su un colle, tra gli alvei del fiume Foro a nord-ovest e del fiume Dendalo a sud-est sorge Vacri, con un'altezza di m. 301, ed una estensione territoriale di 12.09 kmq.
Il suo nome deriva dalla parola latina ”lavacrum” (crinale di colline soggette ad acque dilavanti) ovvero da “akros” (estremità a punta). Le prime conoscenze storiche su Vacri sono legate ai frammenti di vasi di terra cotta, rinvenuti in località Porcareccia, collina a sud dell'attuale centro abitato, insieme ad altri reperti e strutture databili al II-III secolo A.C., provenienti dalla decorazione architettonica di un santuario italico indice della presenza di un insediamento umano sul territorio.
I reperti hanno evidenziato una frequentazione imputabile al V–VI secolo A.C., come dimostra il ritrovamento di una statuetta di Ercole in assalto, in bronzo, mentre le “iscrizioni votive” recuperate datano anch’esse al II – III secolo a.C. testimoniano una frequentazione antica di greggi transumanti e l'esistenza di un santuario. Si hanno notizie documentate del paese nel 1056 quando viene citato come “bacri di teate”; In seguito nel catalogo Baroni del 1173 si parla di “bacrum” come feudo di due militi tenuto da Guillelmus Ricinius a domino rege. Quindi nel 1507 si ha la denominazione di “bacru” per giungere a “vacro” nel 1575. Inoltre nel XIV secolo è ricordata per le decime degli anni 1308, 1324 e 1325 dovute dai clerici de Batro e dalle chiese S. Blaxii, S. Mane, S. Michaelis in Batro.
Unici e singolari sono i sigilli della “Universitas Vacri” risalenti all’800. Degna di rilievo, inoltre, la presenza riscontrata di una “rivendita” della carboneria denominata “i seguaci di Achille”.
La storia medioevale e quella antecedente all’Unità d’Italia ricalca, in maniera pressoché totale, quella dei paesi confinanti ed è caratterizzata dalle varie figure dei feudatari che si sono succeduti nel tempo nel dominio dei territori e sugli abitanti della zona. Nel XV secolo diventa feudo della famiglia Furlani e successivamente, nel XVI secolo, dei Caracciolo di Santobuono. Questi ultimi, nel 1650 la cedettero per 1900 ducati ai fratelli Torricelli che successivamente la passarono sotto il dominio dei Valigani che la tennero fino all'abolizione della feudalità col titolo di duchi di Vacri. Già feudo dei Valignani, in età angioina, Vacri fu elevato a ducato nel 1698 e comprendeva; Casacanditella, Castel Cepagatti, Miglianico(mezzo quinto), Montupoli (un quinto), Torre Montanarta (la sesta parte). 1° duca fu Gian Battista Valignani (1660-1736) a cui success nel 1736 il fratello Scipione, 2° duca . Alla morte di questi nel 1746, essendo venuti meno il figlio Francesc'Antonio e il fratello Francesco Saverio, morti rispettivamente il 10 aprile 1708 ed il 1° settembre 1708, successe il nipote Tommaso, 3° duce di Vacri; a quest'ultimo, deceduto il 9 settembre 1779, subentrò il figlio Giuseppe (1755-1836) che fu il quarto ed ultimo duca di Vacri poichè nel 1806 nel regno di Napoli venne abolita la feudalità. Pronipote di Giuseppe e figlio di Valerio Achille, era Gian Gabriele, nato a Chieti il 24 settembre1868 e morto il 22 novembre1918, avvocato deputato scialista nella circoscrizione elettorale di Chieti nelle elezioni politiche del 913, amico di Gabriele d'annunzio che lo definì "eloquintissimo".
Al plebiscito del 1860, su 307 iscritti, 273 parteciparono al voto e tutti si dichiararono favorevoli all’annessione al Regno d’Italia. Al referendum istituzionale del 2 giungo 1946, i voti per la Repubblica furono 783, quelli per la Monarchia 408, le schede bianche 37, i voti non validi 93. Dei paesi dei circondario solo a Vacri, Orsogna ed Ortona ha vinto il pensiero repubblicano .
In epoca più recente, il paese ha visto uno sviluppo più o meno costante ed oggi è una delle zone privilegiate dell’Abruzzo per tutti i visitatori che sono alla ricerca, non solo delle eccellenze, specie quelle legate al vino, ma anche di un turismo sostenibile volto alla preservazione dell’ambiente e delle identità locali.
Personaggio di rilievo era Nic(c)ola Nicolini nato accidentalmente a Tollo il 30.09.1772 ma la famiglia, proprietari di beni terrieri, era residente in Vacri e si era recata in quel comune per trattenersi presso un loro congiunto, morto a Napoli il 04.03.1857; giurista e letterato, redasse il primo codice penale e di procedura penale del regno di Napoli insegnò anche diritto presso l'Università partenopea. Tra le diverse proprietà in paese, della fam Nicolini, l'attuale palazzo sede dell'ex asilo, oggi di nuovo di proprietà del Comune, che era proprio l'abitazione principale; inoltre la ex centrale elettrica in c.da S. Vincenzo in precedenza attivo come mulino, oltre a diversi terreni. tra i quali in uno A lui è intitolata l'attuale struttura scolastica.
Atro personaggio fù Camillo Gentile, medico responsabile e competente, molto attaccato alla sua terra che chiamò: patria mia. Studiò la febbre petecchiale e ne trovo' il metodo di guarigione, nel 1817 il 28 novembre stese un'accurata relazione scientifica su tale affezione; nel 1820-21 fu tra i dignitari della vendita carbonara di Vacri. Nel 1838 lasciò la condotta medica di Vacri e circa nel 1841 si trasferì nella vicina Chieti e dal 1843 al 1857 fu ripetutamente candidato al Consiglio Provinciale . A lui è dedicata l'attuale piazza dove ha sede la farmacia.
SINDACI DI VACRI DAL 1946
Nanni Nicola dal 18.11.1946 al 10.09.1948 - Carlone Carmine dal 17.10.1948 al 10.06.1951 - Mariani Aquilino dal 17.06.1951 al 22.11.1964 - Cavallucci Antonio dal 16.12.1964 al 15.06.1975 - Paciocco Raul dal 05.07.1975 al 06.05.1990 - Marchegiano Venanzio dal 14.06.1990 al 20.02.1991 - Commissario Prefettizione dal 21.02.1991 al 21.04.1991 - Raul Paciocco dal 09.05.1991 al 03.05.1995 - Marchegiano Venanzio dal 04.05.1995 al 30.06.2004 - D'Aristotile Antonio 01.07.2004 al 06.06.2014 - Mammarella Piergiuseppe dal 07.06.2014
VACRI E LA TRANSUMANZA
Sin dalla piu' remota antichità, il destino dell'Abruzzo e delle sue genti è stato deciso principalmente dalla natura aspra e montuosa del suo territorio la regione in cui si ritrovano le due vette dell'Appennino piu' alte , il Gran Sasso e la Majella, visibili entrambi dalla bella posizione della nostra piazza principale, è stata fino a pochi decenni or sono , legata ininterrottamente per almeno tre millenni , alla pastorizia, alle sue vicende e agli stili di vita da essa determinati. La pastorizia, ha costituito quindi il perno dell'economia della società e della cultura abruzzese, sin dall'antichità pre-romana.Essa ha conferito alla regione un'impronta del tutto particolare , determinandone o condizionandone tutti gli aspetti fondamentali: diffusione della popolazione sul territorio, morfologia del paessaggio, sia naturale che agrario, localizzazione e struttura urbanistica dei centri abitati , tracciati storici della viabilità. Fondamento costante di uno sviluppo così notevole è stato lo sfruttamedto della complementarietà fra gli altri pascoli montani abruzzesi, inagibili in periodo invernale ma che nell'estate raggiungono il massimo rigoglio, e le erbose pianure del Tavoliere di Puglia, che steppose in estate, durante i mesi freddi mantengono condizioni ambientali e climatiche ottimali.
Strumento di questa utilizzazione integrata è stata la transumanza: spostamento stagionale di uomini e greggi che, alla fine della primavera e all'inizio dell'autunno, percorrendo a piedi centinaia di chilometri, si muovevano fra le due aree geografiche di pascolo. Il tragitto dei transumanti avveniva lungo una rete regolamentata di larghe vie erbose : i tratturi. Essi , larghi 111 metri si snodavano dalle aree piu' interne dell'Abruzzo e precisamente dalla conca dell'Aquila, da Celano nella Marsica e da Pescasseroli nell'alta Val di sangro, fino al Tavoliere di Puglia, nei dintorni di Foggia e Candela.
Anche il nostro comune è interessato in parte dall'attraversamento del tratturo che tra l'altro era il principale e il piu lungo rispetto agli altri quattro per questo appunto denominato tratturo magno di circa 250 Km. scendeva dritto provenendo dalla collina a confine con il comune di Villamagna in c.da Squarchietto per girare verso la chiesa di S. Vincenzo e proseguire dritto verso il campo sportivo costeggiando l'attuale strada Val di Foro fino all'incrocio per Ari e ivi curvare, risalire e proseguire verso loc. Colle dei Preti.
I tratturi seguivano itinerari fissati dall'uso nei millenni, ma che già a partire dall'epoca romana e con piu' vigore durante la dominazione aragonese, furono rigidamente determinati e protetti da leggi. Già tra i secoli XVI e XII a.C., in piena età del bronzo , la pastorizia risultava ampiamente praticata dalle popolazioni insediate nell'area abruzzese, appartenenti alla cultura appenninica. Le genti appenniniche, originatesi attorno al II° millennio a.C. dalla fusione fra le pacifiche popolazioni neolitiche locali, dedite all'agricoltura e all'allevamento, e i bellicosi pastori-guerrieri e cercatori di metalli provenienti dall'area egeo-anatolica, popolazioni nomadi portatrici di una cultura tecnologicamente molto superiore, diedero probabilmente inizio alla pratica della pastorizia transumante. Questa subì un primo regresso all'inizio del I° millennio a.C. con l'affermarsi della cultura agricola dei Piceni (nel cui ambito si produsse lo straordinario "guerriero di Capestrano", i quali restrinsero l'area di insediamento dei pastori appenninici alle zone montane piu' interne. a partire dal VII° secolo a.C., con l'affermarsi delle popolazioni sabelliche, discendenti dalle genti appenniniche, la pastorizia conobbe un rinnovato impulso. Le stirpi sabelliche si diffusero nella regione e nel centro-sud della penisola, suddividendosi in numerosissime genti, nel complesso dette Italiche. Per la loro bellicosità e per il notevole frazionamento territoriale che ne derivò, esse praticarono soltanto la transumanza verticale, cioè fra il monte ed il piano direttamente sottostante. I loro insediamenti tipici risultavano così sdoppiati in vici , borghi agro-pastorali siti a valle, e oppida, centri fortificati con possenti mura, in alto sui monti. Con la romanizzazione, l'imposizione della Pax Romana dopo la guerra sociale, si realizzarono le condizioni politiche ed economiche per la nascita della transumanza orizzontale a lungo raggio. Superato il frazionamento del territorio e soppressa la conflittuallità fra le tribu' Sabelliche ed i Dauni (gli agricoltori del tavoliere), la pastorizia abruzzese potè estendere i propri orizzonti alla piana pugliese.
Essa un tempo, fertililssima, devastata dalle guerre annibaliche e dallo sfruttamento latifondistico, si prestò ottimamente ad una pastorizia di tipo imprenditoriale, sostenuta dai grandi capitali delle famiglie patrizie romane. La stabilità con cui si svolgevano i trasferimenti stagionali delle greggi fra Abruzzo e Puglia rese indispensabile una regolamentazione giuridico attuata con la lex agraria epigrafica del 111 a.C., prima normativa ufficiale riguardo l'uso dei pascoli pubblici e dei percorsi di trasferimento del bestiame, le calles. Grandi greggi, condotte da schiavi/pastori presero dunque in quest'epoca a percorrere le calles pubblicae, gli antichi tratturi . Peltuinum, l'antica città prefettizia romana, già vestina, le cui rovine ancora campeggiano nell'agro di Prata D'Ansidonia, sorse appunto lungo l'itinerario delle greggi dirette ai pascoli del tavolliere, il quale già da allora risultava sottoposto a regolamentazione fiscale, tanto che il suo stesso nome pare derivi dalle Tabulae Censoriae, i registri delle proprietà dello stato romano. Superati i primi secoli del Medioevo, durante i quali la transumanza subì una generale battuta d'arresto a causa della forte destabilizzazione politica e dell'insicurezza dei percorsi, la pratica redditizia dell'allevamento transumante riprese vigore durante la dominazione normanna; ma è soprattutto ad opera dei monaci benedettini che la frequentazione dei tratturi riprese con particolare vitalità. Furono principalmente i Benedettini Cistercensi ad eserciare sull'Abruzzo un influena forte e profonda, indirizzandone i futuri sviluppi sociali, economici , cultutali, artistici. Abilissimi imprenditori, colonizzatori e bonificatori, essi svilupparono presto nella regione una rete di conventi ad economia integrata in grado di sopperire autonomamente alla mancanza di strutture economiche e produtive del tempo. In particolare i cistercensi furono fra in principali promotori della grande stagione della pastorizia, che tra il XII ed il XVI secolo, raggiunse il massimo sviluppo, portando la regione ai primi posti in europa nella produzione di lana. Ma è soprattutto sotto la dominazione aragonese che la trnsumanza trovò la sua compiiuta organizzazione e razionalizzazione.
Nel 1447 infatti, Alfonso I d'Aragona istituì la Dogana della Mena delle Pecore in Puglia, con sede a Foggia, che stabiliva precise norme fiscali e quindi particolarmente fiorente almeno fino ai primi dell'800, accompagnata da una generale rinascita di attività artigianali e commerciali connesse all'allevamento ed alla relativa produzione di ricchezza, dal commercio e tessitura della lana all'artigianato orafo, dalla produzione di merletti al tompolo alla lavorazione della ceramica. La Dogana istituita dagli Aragonesi aveva riorganizzato l'intera viabilità tratturale, ricalcando i percorsi già utilizzati in età romana, e per qualche tratto anche in età preromana, articolata in una rete di percorsi principali, i tratturi, e di vie secondarie, i tratturelli ed i bracci. Le tre maggiori direttrici sono il tratturo l'Aquila-Foggia, passando come detto anche sul territorio del Comune di Vacri; il celano-Foggia; ed il Pescasseroli-Candela, con i rami secondari Centurelle-Montesecco e Ateleta-Biferno. I numerosi tentativi di invasione delle aree tratturali per coltivazioni o edificazioni resero necessarie tra il XVI ed il XIX secolo, continue operazioni di controllo e di reintegra dei confini stabiliti dalla legge, supportate dalla produzione di interessanti carte tratturali. La Dogana delle pecore ufficialmente Regia dogana della mena delle pecore fu istituita nella città di Lucera nel 1447 dal re Alfonso I d'Aragona, e presto trasferita a Foggia, con un ordinamento che riprendeva, variandolo, quello della mesta spagnnola.
La dogana regolamentava la "mena" ossia la conduzione, relativamente a il settore agricolo l'allevamento e la transumanza nel tavoliere delle Puglie e permetteva la riscossione dei proventi derivanti dalla transumanza e dal diritto di pascolo dai pastori i cui armenti svernavano in Puglia. La dogana assicurava uno dei principali cespiti dell'erario del Regno di Napoli. L'annesso tribunale era competente a giudicare tutte le cause in cui erano coinvolti i pastori . Contro le sentenze di questo tribunale si poteva fare ricorso alla Regia camera della sommaria di Napoli, suprema magistratura tributaria del Regno. I compassatori Regi , chiamati così dal compasso che essi utilizzavano, erano sino al XVIII secolo gli addetti degli uffici della Dogana la cui funzione principale era quella di tracciare i confini dei tratturi, sempre oggetto di appropriazioni indebite da parte dei coltivatori. L'attrezzatura dei compassatori era rudimentale:il compasso, la catena di ferro , in quanto non soggetta a ritirarsi o ad allungarsi; la bussola, lo squadro agrimensorio per suddividere gli appezzamenti in figure geometriche misurabili; ma se il territorio era montuoso, boscoso, difficile a misurarsi allora la misura veniva fatta ... ad occhio. Nelle mani dei compassatori si concentrava un potere enorme tramandato di padre in figlio e spesso a servizio dei potenti e a danno dei piu' poveri. Oltr ai campossatori c'erano i Cavallari uomini armati che si spostavano a cavallo erano incaricati dalla Dogana di sorvegliare i passi. Spettava loro vigilare sui locatari e sui compassatori, affinchè non sorgessero liti sul passaggio delle greggi regolandone il numero dei capi. Adoperandosi affinchè il lavoro dei compassatori non subisse ostacoli. Potevano anche infliggere multe a quanti pascolavano o coltivavano abusivamente i terreni o frodavano la Dogana Dal 1532 estese la sua competenza anche all'Abruzzo dove il Doganiere nominava un suo luogotenente . La cosiddetta Doganella d'Abruzzo nata per controllare e tassare le greggi che non svernavano in Puglia, divenne autonoma dalla "Dogana Grande" di Foggia nel 1590. fu soppressa durante l'occupazione francese del Regno di Napoli con una legge promulgata da Giuseppe Bonaparte il 21.05.1806. A Foggia è ancora visibile l'originaria sede della Regia Dogana in Piazza Federico II, trasferita poi in piaza XX Settembre.
Già dagli inizi dell'Ottocento la pastorizia si avviò verso un progressivo declino, accelerato sia dalla promulgazione di leggi a favore dello sfruttamento agricolo dei terreni pugliesi, a scapito dell'uso pascolativo, sia dalle imponenti trasformazioni economico-sociali che innescarono un profondo processo di crisi del tradizionale sistema di integrazione fra agricoltura, pastorizia e artigianato su cui si era per secoli basata l'economia della montagna abruzzese Numerosi paesi montani un tempo dediti prevalentemente ad un'intensa attività pastorale, subirono quindi un progressivo spopolamento che ha condotto in qualche caso al totale abbandono. La pastorizia come attività economica prevalente in Abruzzo per quasi tre millenni, e quindi come matrice di condizioni di vita particolari, ha dato un'impronta al territorio che non si limita alle tracce lasciate sui pascoli o dai tratturi. Molti dei borghi abitati dell'interno, chiusi ed arroccati sulle cime, hanno tratto ragione della loro forma, oltre che dalla pericolosità dei tempi dell'età di mezzo, periodo in cui la maggior parte di essi nacque, anche dalla pratica millenaria dell'allevamento ovino. La massa principale degli ovini, le grandi greggi che si spostavano periodicamente fra gli alti pascoli montano e le pianure costiere peninsulari, era del tutto estranea al centro abitato, le pecore transumanti vivevano sempre all'aperto, rappresentavano dunque una specie di "capitale accessorio" che non si inseriva mai direttamente nella vita e nelle strutture urbanistiche dei villaggi montani. La stessa forma delle singole abitazioni riflette questa economia legata ad un tipo di allevamento basato su grandi mandrie di piccoli animali: l'impossibilità di trasferire all'interno del paese il patrimonio armentizio, le necessità difensive che tendevano a limitare e compattare al massimo l'estensione del centro da presidiare, la ripidezza dei pendii, rendevano necessaria nel complesso una configurazione delle strutture abitative a forma di torre con edifici formati da tre, quatto, o anche cinque, sei livelli sovrapposti.
Durante la transumanza, la lunga marcia di quasi 250 chilometri che in circa tre settimane portava le greggi ai bassi pascoli invernali del Tavoliere di Puglia, il cammino conosceva molte soste. Con la transumanza guadagnavano oltre alle comunità dei pastori, anche i commercianti, gli artigiani ed altri operatori economici . Non a caso prprio lungo le vie dei tratturi si svilupparono mercati e fiere di grande importanza, come quella che si faceva appunto nella nostra contrada S. Vincenzo. si riporta la deliberazione del Consiglio Comunale che proprio nell'anno dell'Unità d'Italia istitui' lo svolgimento di essa :" L'anno 1861 il giorno 29 Novembre nel Municipio di Vacri . Il Sindaco propone a questo Consiglio di domandarsi il Regio exeguatur onde ottenersi una fiera annuale da celebrarsi nei dintorni della Cappella si S. Vincenzo in questo tenimento, e propriamente sul Regio Tratturo, e risolversi i giorni da celebrarsi, essendo cosa utile al commercio ed alla civiltà. (Il Consiglio stabilisce i giorni tre e quattro settembre di ciascun anno). Nell'esercitare un'attività sostanzialmente immutata nelle sue forme di conduzione dall'epoca romana fin quasi ai nostri giorni, il pastore ha da sempre dovuto condividere con il gregge, quotidianamente, ambiente e condizioni di vita. Una vita condotta tutta all'aperto, legata fisicamente alla pecora per oltre undici mesi l'anno e che, subordinata tanto alle esigenze alimentari del gregge che alle caratteristiche specifiche dell'ambiente di pascolo, trova nello stazzo il simbolo della propria condizione: un mobile recinto di rete per custodire nottetempo il gregge, e una capanna come ricovero per il pastore.
Ma per il benessere di uomini ed animali, diverse furono nei secoli le soluzioni per offrire ai transumanti ricovero e ristoro. Particolari ed assai diffuse "strutture di servizio" lungo i tratturi erano le chiese tratturali, anche dette campestri, o pastorali, come la nostra chiesetta di San Vincenzo, capaci di offrire non solo assistenza e sollievo spirituale, ma anche un sicoruo ricovero alle bestie ed un tetto per la notte ai pastori. Sulla montagna abruzzese e sulla Majella in particolare, la natura carsica della roccia ha favorito la formazione di numerose cavità naturali, utilizzate come ricoveri estivi dai pastori sin da epoche remote; per alcuni di tali anfratti, alla frequentazione pastorale si è associato un uso culturale in virtu' della presenza di sorgenti d'acqua, considerate sacre dalle comunità primitive e preziose per la sopravvivenza delle greggi. Una volta raggiunte stabilmente le aree di pascolo montano, un ricovero relativamente meno precario per uomini ed animali si realizzava in piccoli complessi di capanne i pietra a secco, costruiti dagli stessi pastori: le pajare. Direttamente derivate dal trullo pugliese, si diffusero in abruzzo non piu' di 300 anni or sono, come portato dei contatti strettissimi che l'ambiente pastorale abruzzese intratteneva con l'area pugliese. Di forme e dimensioni assai variabili, spesso notevoli, anche oltre i sei metri di altezza, le pajare sono accomunate dalla caratteristica struttuura a tholos con copertura a pseudo-volta, realizzata mediante la sovrapposizione concentrica a rastremare di rozze lastre di pietra calcarea
Diffuse soprattutto sulla Majella, dove se ne contano oltre un migliaio, le pajare si trovano spesso riunite in gruppi raccordati e conchiusi da stazzi anch'essi in pietra a secco , le cui alte muraglie, atte a contenere e proteggere il gregge dai predatori, conferiscono a questi sorprendenti complessi l'aspetto di primordiali fortilizi. Mentre le pajare con struttura a tholos, seppur tipiche della Majella, si ritrovano lungo tutta la dorsale appenninica abruzzese, le condole, dalla caratteristica pianta rettangolare sono proprie del versante occidentale del gran Sasso. La squadratura delle pietre angolari, la copertura con volta a botte, gli stipiti dell'ingresso, le finestre talvolta presenti, sono segni di un retroterra tecnico ed operativo assai piu' evoluto, probabilmente riconducibile alla presenza benedettina cistercense nell'area del Gran Sasso.
Nell'Italia Meridionale le comunità sin dal medioevo adottarono l'Arcangelo Michele quale loro protettore. L'Arcangelo guerriero di Cristo contro satana con la spada sguainata colpiva l'immaginazione popolare. Rappresentava l'eroe invincibile che rassicurava l'animo del pastore esorcizzando la paura dell'ignoto e simboleggiando nel contempo, la forza della fertilità e della germinazione. A ciò si aggiunge che le festività in suo onore, 8 maggio e 29 settembre, coincidono con i movimenti transumanti tra i pascoli estivi dell'Appennino e le pianure del Tavoliere pugliese. Le comunità precristiane adoravano Ercole Curino, dio pagano cui l'Abruzzo Italico ha dedicato un santuario a Sulmona sulle montagne del Morrone vicino l'eremo di Celestino V°. Lì una statua di bronzo dedicata ad Ercole, ora al Museo Archeologico Nazionale di Chieti, rappresenta il reperto piu' importante. Anche Vacri ha donato al Museo della città teatina un gruppo di statue di bronzo di Ercole ritrovate nel tempio italico posto in località Porcareccia. Il declino dell'uso delle vie erbose comincò ad aversi con l'arrivo della ferrovia e della rete stradale asfaltata il trasferimento del bestiame e' stato sempre piu' spesso compiuto con camion o furgoni ed i tratturi persero sempre piu' importanza. Hanno invece acquisito sempre piu' un interesse storico-artistico con emanazioni di leggi e decreti per avere la massima riconoscenza dal comitato del patrimonio mondiale dell'UNESCO riunitosi a Bogotà che ha proclamato a Dicembre 2019 la transumanza come patrimonio culturale immateriale dell'umanità.(ricerche storiche, integrazioni e impaginazione a cura di remo sulpizio-genn. 2020)
VACRI E LA RELIGIONE
Nel nostro paese quattro sono i riferimenti religiosi piu' importanti il patrono S. Biagio, il Sacro Cuore di Gesu', la Madonna delle Grazie e il Volto Santo . Se vogliamo dargli un ordine di importanza per il sentire di piu' di ogni Vacrese abbiamo per prima l'adorazione della
Madonna delle Grazie con il suo pellegrinaggio di notte. La devozione nei confronti della Madonna delle Grazie ogni paesano c'è l'ha da bambino, con il pellegrinagggio a Francavilla al Mare che gli abitanti di Vacri compiono da quasi quattro secoli nella seconda domenica di maggio prima con arrivo alla piccola chiesa in Santa Maria della Croce e poi , proseguendo, alla stalla - santuario a lei dedicata . Per l'organizzazione vi è una commissione di diverse persone alcune di questi si tramandano di padre in figlio. Dal mese di Aprile i componenti la commissione iniziano con la questua casa per casa in tutto il territorio comunale e mentre passano chiedono anche , nelle case dove vi sono bambine in età ovviamente non molto piccole e fino a circa 12 / 13 anni, se la famiglia stessa può avere piacere ad iscrivere la stessa al fine di eventualmente portare il quadro della Madonna in pellegrinaggio e quindi poter essere la famiglia di riferimento la "prescelta dalla Madonna" per quell'anno dell'evento. Giunta la prima domenica di Maggio il pomeriggio dopo la celebrazione religiosa si arriva al momento dell'estrazione del nome della ragazza, fra le diverse iscritte, la stessa viene assegnata, dopo l'estrazione del biglietto dei nomi di ogni iscritta ma la destinata è quella il cui nome arriva dopo aver estratto il biglietto con scritto Madonna delle Grazie. E' questo un momento di particolare suggestione, sono minuti di trepidazione in tutti i presenti che riempiono la chiesa , con un silenzio che trasmette gioia e speranza in ognuno. Al momento della lettura della "fortunata" c'è un gran vociare per la trepidazione precedente. I genitori e la ragazza si portano quindi sull'altare ai lati del quadro e ricevendo i primi complimenti dal parroco e dagli organizzatori vedranno sfilarsi davanti tutti i presenti in Chiesa che si complimentano con loro, alcuni vengono presi da pianti di gioia. Nella parte di piazza antistante la chiesa partono i fuochi d'artificio. Nella settimana successiva è un gran movimento si nota come qualcosa di piu' nell'aria, tutti che si accordano con amici amiche per andare insieme nel tratto a piedi, per come tornare con le auto, per qualcosa da portare nella sacca un panino una bevanda. Anche la famiglia ha il suo impegno nei preparativi, benchè la commissione ha evitato abiti specifici da realizzare, ma imponendo l'uso di tonache bianche semplici, questo per fare in modo che non gravasse sulla famiglia un costo rilevante; ciò che era anche da deterrente per molti al fine di iscrivere la propria figlia. Quindi a parte i vestiti i familiari della eletta alla fermata intermedia la mattina verso le cinque si preoccupa di offrire biscotti e bevande per i partecipanti e di prenotare un frugale pranzo in qualche ristorante nei dintorni della chiesa, prima di ripartire. Arriva quindi il secondo sabato di Maggio un sabato speciale per tutti i Vacresi ma piu' precisamente bisogna dire domenica, in quanto verso l'una e trenta ci si ritrova pian piano tutti in chiesa ed in piazza dopo che il parroco declama alcune preghiere arrivano le ore due e la bimba con alcune amiche dette damigelle, chiamate per l'occasione per aiutarla in questo compito, prendono il quadro e si comincia a defluire dalla chiesa ormai stracolma, malgrado l'orario, muovendo i passi all'indietro, non girandosi per rispetto dell'altare. Una volta fuori al suono in allegrezza delle campane si inizia il tragitto. Si ripercorre ovviamente sempre la stessa strada storica per cui appena fuori il paese si scende dalla strada comunale che va dritta verso la Val di Foro e si percorre questa fino ad arrivare all'incrocio per Miglianico e Ripa Teatina, lungo il tragitto da molte abitazioni con i lumini accesi sui balconi e sulle finestre vi sono anche tanti fuochi di artificio, i componenti aspettano il passaggio dando un saluto con il segno di croce e un bacio all'immagine portata . Sono le ore cinque i chilometri percorsi circa 10 e si fa una sosta di una mezz'ora, ognuno si rifocilla con qualcosa da mangiare e bere e la famiglia della eletta, come detto, offre biscotti e bevande. Ripartiti, poco piu' avanti, si gira salendo in collina e dopo una breve fermata presso una cappellina campestre dedicata alla Madonna si prosegue con ulteriore fermata e recita di altre preghiere e canti presso la chiesa dedicata a S. Antonio della contrada Cerreto. Ormai a luce del giorno piena si prosegue verso la contrada Piattelli di Francavilla, si scende alla vallata e si ripercorre anche qui un tratto della comunale con ripida salita riconfluendo appena dopo, sulla strada principale della contrada Quercegrosse, tutti trepidanti per essere quasi arrivati. Infatti dopo un altro chilometro quando sono circa le sette e trenta si giunge alla chiesa di Santa Maria della Croce la piu' antica di Francavilla dove si è accolti con il suono della piccola campana a festa sì è percorso quasi 16 chilometri. Il quadro viene portato all'interno della secolare chiesa e tanti di Francavilla che la aspettavano sfilano davanti ad essa per dare un bacio un saluto alla Madonna che anche quell'anno è tornata a Francavilla . Da quì ognuno si riorganizza in quanto dopo un'ora circa si riparte per proseguire verso la chiesa principale del paese detta di San Franco ma per la precisione è dedicata a Santa Maria Maggiore. Questa tappa è solo per ragioni di spazio in quanto la celebrazione della S. Messa non potrebbe contenere tutti i partecipanti in altro spazio. Nel frattempo la ragazza prescelta e le damigelle si cambiano indossando le bianche tonache i genitori si cambiano pure nei pressi dei locali attigui la chiesa o presso abitazioni dei dintorni tutti disposti ad accogliere i pellegrini, per attendere l'arrivo del parroco di Francavilla e degli amministratorii dei due Comuni i quali ripartono in processione dalle ore otto e trenta verso la chiesa parrocchiale, qui' si celebra la messa. La chiesa pur molto capiente è stracolma, al termine di nuovo in processione si va verso la ormai "cappellina" della Madonna delle Grazie, in quanto fino a prima della distruzione del secondo conflitto mondiale vi era una bella chiesa-santuario a Lei dedicata e non ricostruita negli anni 50. Qui' giunti, il prete congedatosi dai fedeli e con l'immagine posta davanti al piccolo altare con ai lati i familiari e la bimba tanti sfilano ancora per salutarli. Nel tempo rimanente fino alle ore 14 del pomeriggio si va a pranzo i componenti la commissione a turno si cambiano del loro impegno e quindi si riparte diretti nuovamente con la fermata verso la chiesetta della Madonna della Croce qui tra saluti di commiato dei Francavillesi che ripongono pensieri di aiuto dalla Madonna per un buon arrivederci al successivo anno dopo circa un quarto d'ora si riprende la strada del ritorno. E' un continuo di gruppi di persone abitanti lungo il percorso che accompagnano ognuno a tratti il quadro della Madonna si giunge all'incrocio per Villamagna ed Ari e verso quest'ultima si gira, non rifacendo da qui lo stesso percorso dell'andata, infatti si riprende il territorio del Comune di Vacri entrando dalla Comunale della contrada Colli o anche cimitero e quì dopo una prima fermata presso un gruppo di case dell'incrocio Montupoli e dopo presso un'edicola dedicata alla Madonna la ragazza, ed insieme le damigelle e genitori si cambiano di abito e si procede in corrispondenza del cimitero dove viene fatta una ulteriore breve fermata pregando per i deceduti. Sono circa le diciannove e man mano che il sole scende, altrimenti il quadro non puo' rientrare prima, si risale nel tratto di strada comunale da dove la mattina si era scesi la così detta Pentica da qui una folla di gente che attende e con fuochi di artificio in esplosione ecco che ci si unisce tutti per entrare in paese tra canti squillanti di gioia e emozione , sono classici di questo momento del rientro i canti di alcune donne del paese, ormai scomparse, che appunto cantavano con voci forti e piene di trepidazione. Si arriva in piazza e se il tempo lo permette è qui che il prete avendo fatto allestire un piccolo altare intrattiene la gran folla con le ultime preghiere e con predica di ringraziamento. Al termine vi è anche l'estrazione, simile a quello della ragazza che accompagna il quadro della Vergine del nome di un bimbo e da qualche anno anche di una bimba che porti il quadro del Volto Santo la domenica successiva al paese di Manoppello dove sappiamo esservi un'immagine originale del nostro Signore impressa su un telo. Si è quindi al termine di questa grande giornata religiosa per ogni abitante e non di Vacri che nuovamente si sfila, per il saluto di arrivederci all'anno prossimo e di ringraziamento alla ragazza "eletta" ed ai suoi familiari per essere stati prescelti.
Certo è che comunque vi siano stati periodi difficili a cavallo delle date ricadenti alla seconda domenica di Maggio il quadro della Madonna delle Grazie in un modoo nell'altro è stato sempre portato a Francavilla al Mare, anche negli anni in cui si era alle prese con i conflitti di guerra mondiali a tal proposito vi è la testimonianza che nel 1943 fu fatta l'estrazione e il nome estratto era quello di Mammarella Gemma nata nel 1920 che malgrado la sua incredulità e anche la sua età, ma allora era normale, requisito essenziale , non essere stata fidanzata , uscì proprio a lei; l'anno seguente non fu possibile estrarre un nuovo nome e dalle vicissitudini legate allo sfollamento del paese adopo il ritorno si volle portare lo stesso l'immagine sacra e si svolse la processione nel mese di settembre portata nuovamente dalla prescelta dell'anno precedente , Gemma. Curiosità; anche in questo 2020 in cui a causa della pandemia mondiale a causa del virus non si è potuto svolgere il pellegrinaggio , ma i nominativi sono stati lo stesso raccolti e l'estratta è stata la bimba Francesca Mammarella e, guarda caso il padre è nipote il cui nonno paterno era fratello di Mammarella Gemma.
Racconto ancora straordinario di un fatto avvenuto con l'occupazione dei tedeschi nel paese di Vacri in cui proprio quando si era sfollati il paese era disabitato ed i tedeschi fecero irruzione in chiesa e lì si ebbe anche la pugalazine dell'immagine del quadro, infatti lo stesso originale riporta una rappezzatura nella parte centrale, ma a seguito di questo fatto la notte stessa la Madonna andò in sogno a Antonietta Pantalone, (il padre fu ucciso dai tedeschi nei pressi del torrente dentalo il 20 dicembre 1943) anch'essa sfollata a Chieti come la maggior parte e la Madonna le disse di andarla a prendere in quanto la sua immagine era stata accoltellata, la donna riferì di questo al parroco di allora Don Nicola Ciaramellano , successivamente appena possibile si tornò in paese e trovarono il quadro nel corridoio centrale della chiesa con la parte centrale strappata dal coltello, così come andata in sogno alla donna, si organizzò una processione e venne temporaneamente portata presso una piccola chiesa rurale della zona di Chieti probabilmente in quella di Santa Maria Calvona (quartiere femminella) all'incrocio dove poco distante attualmente è il centro Theate Center, fin quando non cessò il periodo di sfollamento, avvenuto nella primavera del 1944. Nella citata chiesetta a seguito della guerra sotto al pavimento furono nascosti i beni delle famiglie sfollate. Il quadro venne poi riparato da un esperto della vicina frazione di Semivicoli mariporta ancoraa vista la forma della parte rovinata. (si ringrazia per la testimonianza verbale Mammarella Rosa cl. 1929 per i fatti relativi alla cugina Mammarella Gemma).
Qual'è l'origine della tradizione ?
Molti si chiedono, così come anche giornalisti e storici interessati all'origine di questa centenaria tradizione, come la stessa abbia avuto inizio, tanti non lo sanno, alcuni si rifanno ad una generalizzata notizia trapassata verbalmente come fatto eclatante benchè lo poteva essere, ma non specificamente certo della vera origine della tradizione, ossia, siccome sul territorio di Vacri vi erano sempre delle grandinate il popolo si voto' alla Madonna delle Grazie per far in modo che questo flagello finisse.
Infatti verso la fine del 1800 un ricco proprietario terriero poco credente e soprattutto poco disposto a perdere per 2 ,3 giorni la forza lavoro degli operai delle sue terre, approfittando della sua posizione influente trovando opportuna motivazione in accordo con il parroco, fece chiudere la chiesa ed impedire che uscisse il quadro in processione con la Madonna.
Il popolo per protesta partì lo stesso mettendo in cima ad una canna un santino con l'effige della Madonna. Giunti i pellegrini a Francavilla si scatenò una violenta grandinata che colpì i soli terreni del signorotto. Al rientro della processione il tempo era tornato sereno. Questo accaduto narrato e, documentato come in avanti, puo' essere una motivazione della vera origine della sentita tradizione ed infatti per risalire ad essa vi sono stati coinvolti diversi storici; tra questi quelli che piu' hanno dato il loro contributo nella ricerca delle motivazioni che spinge un'intera popolazione verso una cerimonia religiosa così sentita sono stati lo storico Giuseppe Iacone di Francavilla al Mare scomparso qualche anno fa e, anche se di Francavilla, ma con origine dei nonni in Vacri, il prof. Lino Di Virgilio, insegnante presso licei classici, come anche il docente di Storia e Filosofia etnologo e saggista , studioso di folklore abruzzese Emiliano Giancristofaro come pure Nicolantonio Corrado di Vacri abitante in Chieti e anch'esso scomparso da poco.
I primi due indicati ossia Iacone con la pubblicazione di due libri su questo evento e il prof Di Virgilio su una specifica ed approfondita ricerca pubblicata sul mensile locale di Francavilla al Mare: Primo Foglio si sono "scontrati" agli inizi degli anni 90 con due tesi diverse sulla vera origine del pellegrinaggio. Per derimere da parte del lettore e avere chiara l'attribuzione della vera motivazione della nostra tradizione bisogna riflettere sulle date quindi sui periodi storici su cui i due rilevanti ricercatori hanno lavorato. Giuseppe Iacone ritiene l'origine legata alla Chiesa-Santuario dedicata alla Madonna delle Grazie. La stessa era edificata a far angolo con l'attuale edificio del museo Michetti, già convento Domenicano, ora solo un terrazzo, con sotto, ricostruito dopo la distruzione dell'ultima guerra mondiale, solo una piccola cappella dove attualmente ci si reca, quale meta finale dopo aver assistito alla messa nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Maggiore impropriamente chiamata di S. Franco (cio' in quanto conserva l'immagine del santo molto venerato dai francavillesi).
Giuseppe Iacone ritiene con la sua tesi, la chiesa di primo arrivo ossia S. Maria della Croce, solo una fermata di riposo ma non un riferimento principale riducendo la stessa a mera chiesa di campagna e dopo, con l'istituzione dei cimiteri nel territorio attorno ad essa: chiesa cimiteriale. Benchè, citando ancora dal suo libro "Madonna delle Grazie anno mariano 1988" si riconosceva l'origine della stessa almeno già dal 1494 quando uno sconosciuto albanese, morto di peste, lasciò i suoi beni alla chiesa , manifestando la volontà di essere lì seppellito. Quindi dicevamo, culto legato per scongiurare la grandine ed affidarsi alla Madonna, con Santuario in Francavilla, in quanto legata all'apparizione ad una donna chiamata Laura la quale ebbe in sogno dalla Madonna stessa, l'invito a riportare alla luce una sua immagine che si trovava nascosta dal letame sulla parete di una stalla. Il proprietario della stalla si convinse a ripulirla e a metterla a disposizione dei fedeli solo dopo che fu colpito da un castigo divino. Si riporta quanto dallo stesso Iacone pubblicato e trascritto da memorie in un atto del 1839 conservato nell'Archivio della Curia Metropolitana di Chieti.
La famiglia Monziani era la principale famiglia del Comune di Francavilla al Mare ed abitava al mercato vecchio in pratica vicino alla Chiesa Parrocchiale di allora S. Elena. Possedeva diverse case, una ne aveva per uso stalla per le vacche. Vicino a questa vi era una camera terranea dove abitava una donna onestissima, religiosa, ma povera e cieca dal nome Laura. Nella notte del 14 agosto del 1623 le apparve in sogno la Vergine Santissima dicendole di andare dal padrone della stalla ove stanno le vacche e dirgli di togliere gli animali e ripulirla al fine di scoprire su una parete la sua immagine con in braccio il bambino. La donna la mattina prontamente ubbidì recandosi presso Don Vincenzo Monziani raccontando tutto questo alla moglie chiamata Madonna Delia Angelieri , questa scaccio' la Laura trattandola come pazza, ubriaca e visionaria. La seconda notte la donna ebbe la stessa visione, nuovamente insistendo presso i proprietari non venne creduta , nella terza ed ultima notte ebbe la stessa visione e la Madonna aggiunse di dire alla nominata famiglia che quello era l'ultimo avviso, di attendersi in caso contrario, un castigo, come avvenne.
Infatti la mattina del 17 agosto il garzone vaccaro andando presso la stalla per portare le vacche al pascolo vide che queste erano tutte morte. Corse al padrone e questi portatosi sul luogo prestò credenza a ciò che Laura gli aveva detto. Incominciarono tutti a gridare al Miracolo!!. A queste voci Laura e con essa Vittoria altra donna cieca, per avere le cateratte, si recarono alla stalla , Laura genuflessa fu la prima a scoprire l'immagine della Vergine Santa ricuperando la vista, con essa la recupera anche Vittoria sua compagna, piangendo e gridando al Miracolo. La notizia ovviamente si spande subito per il paese e giunse anche ad un'altra donna, Beatrice, anch'essa cieca che, piangendo e pregando la grazia dalla Vergine, recuperò la vista. Altri miracoli avvennero quello stesso giorno tra storpi cronici e altri infermi. Questi miracoli dopo i rapporti fatti alla curia vennero verificati e successivamente canonicamente approvati con disposizione di esporsi alla pubblica venerazione la miracolosa immagine e che, nel luogo stesso, si fosse costruito un altare per potervisi celebrare la santa Messa. Di questi miracoli la notizia si sparse per tutta la provincia e all'inizio si costruì una cappellina ma in seguito si costruì una vera chiesa molto frequentata tanto che la stessa con le offerte dei fedeli venne realizzata in tre anni come dalla descrizione della visita Pastorale fatta dal Mons. Marsilio Peruzzi il 04.10.1629. Inoltre sei sacerdoti tutti i giorni erano impegnati con la celebrazione delle Messe.
Infatti il Cardinale di allora Don Antonio Santacroce fte promotore della realizzazione della chiesa, vedendo la grande devozione, si rese conto che i soli preti non bastavano per soddisfare ai riti religiosi giornalieri decidendo di affidare l'attività religiosa del santuario ai reverendi padri Lucchesi dell'ordine dei Predicatori, Domenicani, che erano in Ortona e che gli stessi aprissero anche un convento in prossimità della chiesa. Teodorico Marino nel suo libro "Francavilla nella storia e nell'arte" (1896) riporta di miracoli avvenuti per opera di Maria SS. delle Grazie. Vi si parla di molti malati in pericolo di vita riportati a sanità, di un bambino scampato a sicura morte dopo che era caduto in una fornace di calcina, di un capitano di marina salvato dal naufragio, di un uomo di Crecchio gravemente ferito e gettato in un pozzo da dove fu estratto vivo dopo due giorni. Tra gli altri episodi si riporta il voto fatto dalla città di Ortona nel 1647 per essere salvata dalla violenze del popolo insorto; in ringraziamento, fu portato nel santuario uno stendardo con lo stemma di Ortona. Inoltre, viene citato nell'atto del 1839 che altro paese legato per voto alla Madonna delle Grazie è Vacri, che ottenne di essere preservata dalle dannose grandinate estive: ancora oggi i fedeli vengono in pellegrinaggio nella seconda domenica di Maggio per ringraziare la Vergine. I dipinti raffiguranti la Madonna delle Grazie sono due, simili tra loro, il primo datato 1643 non viene portato in processione ma viene attualmente conservato ed in visione presso la cappella a Lei dedicata, realizzata nel 1997/98, sulla parte laterale della chiesa parrocchiale di S. Biagio. Mentre il secondo quadro è stato fatto realizzare nel 1898 ed è questo che viene annualmente portato in processione. A della seconda immagine si riporta quanto raccontato per memoria diretta dal Vacrese Carlo Paciocco:" Era il 1 marzo 1953 quando accompagnai nelle vesti di chierichetto l'allora parroco mons. Nicola Ciaramellano al capezzale di una vecchieta morentetale Marino Giovina vedova di Lorenzo Paciocco (nata nel 1869), la cui abitazione si trova nel paese in c.so Umberto I°. Dopo l'amministrazone del sacramento dei malati, il parroco, volgendo lo sguardo a un ripostiglio murale, che si trovava sulla sinistra rispetto al letto della morente, attraverso una tendina trasparente, scorgeva un vecchio quadro della Madonna che, per quanto rovinato, lasciava trasparire la stessa immagine del quadro che si trovava in chiesa e che si portava a Francavilla al Mare per l'annuale pellegrinaggio della 2^ domenica di Maggi. il 6 marzo 1953 la vecchietta moriva ma meno di due mesi dopo moriva anhe l'arciprete don Nicola Ciaramellano, per questo, non c'è certezza da parte del narratore, se il materiale recupero della vecchia tela sia stato effettuato da Mons. Ciaramellano o dal suo immediato successore Don Ugo Scotti (milanese). Ma risulta, da una testimonianza di una familiare, Esterina De Luca abitante nella medesima casa dal 1950, che due giorni dopo la somministrazione del sacramento, il prete Nicola Ciaramellano torno' presso la famiglia a riprendere il quadro, con l'assenso dell'anziana morente.
Dopo qualche tempo, alcuni eredi della Marino Giovina, avanzarono un accenno per la restituzione dell'immagine, richiesta che non potè avere seguito visto l'assenso della donatrice. Come quell'antica tela si trovasse presso quella famiglia si è potuto scoprire solo attraverso la scritta riportata in caalce all'immagine stessa, dove è scritto :"A devozione di Gentile Camilla-Vacri 1898". Da quanto dedotto dall'archivio parrocchiale, Camilla Gentile era la madre di Paciocco Lorenzo e quindi, scuocera della morente vecchietta Giovina. Si ritiene pertanto che nel 1898 la suddetta Camilla, avendo sostenuto la spesa per la realizzazione di una copia conforme, abbia avuto il diritto di conservare, per devozione, presso la sua abitazione, l'immagine originale, ormai logora, dove è rimasta fino al 1953. Negli anni a venire l'allora parroco Don Ettore Frani, negli anni 80 ha curato il restauro della tela.
Il prof. Domenico Di Virgilio invece nel suo studio documentato, ritiene l'origine del culto da molti anni piu' addietro e ciò legato da fatti storici nello spostamento di intere popolazioni a causa delle frequenti guerre e conquiste di territori; infatti ritiene che, merita apprezzamento quanto afferma lo storico scrittore e giornalista Teodorico Marino nel suo bel libro storia di Francavilla dal 568 al 1895 alla pag. 107 scrive "Trasmigrando gli Schiavoni e gli Albanesi dalla opposta riva dell'Adriatico, perchè oppressi dai Turchi, vennero nella nostra regione, aumentantone la popolazione ; e trovandosi Francavilla sul mare, ne dovette accogliere non pochi nei 1466 e 1467 (ritenendo comunque, per deduzione, che gli Albanesi ospitati allora da Francavilla non siano stati molti, perchè la cittadina era sul mare, cioè correva il rischio di quegli stessi feroci assalti saraceni che li aveva fatti venir via dall'altra sponda adriatica. A tal riguardo merita particolare attenzione una lettera scritta proprio nel 1466 da Papa Paolo II al duca di Bologna, mentre Maometto II assediava l'eroe albanese Scanderbeg a Croja; di cui si riporta un passo significativo ed illuminante che ci consente di visualizzare il momento dell'arrivo dei profughi albanesi sulle nostre spiagge :" Non si puo' senza versar lacrime contemplare queste navi che, partite dalla riva albanese, si riparano nei porti d'Italia e queste famiglie ignude, meschine, che scacciate dalle loro abitazioni, stanno sedute sulla riva del mare stendendo le mani al cielo e facendo risonare l'aria di lamenti in ignorate favelle. (da Ammannati, Epist. 102, b.104, ap.S. Galantini in "Atti del convengno di studi storici - l'Abruzzo e la Repubblica di Ragusa tra il XIII e il XVII secolo", Associazione Archeologica Frentana Ortona 1987, p. 36).
Fu certamente un gruppo di questi profughi, giunto nel 1466 sulla costa abruzzese, a fondare presso Francavilla la chiesa di Santa Maria della Croce, non molto tempo dopo il suo arrivo. Dice T. Marino che "Se ne ignora l'epoca della costruzione ma dall'Antinori (Anton Ludovico Antinori arcivescovo cattolico, storico ed epigrafista 1704-1778 n.d.r.) si scorge come come nel 1494 uno sconosciuto albanese, morto di peste, lascio' i suoi beni a questa chiesa, ove si volle far seppellire (pag. 276). Asserisce inoltre il prof. Di Virgilio: Altrettanto facile è comprendere che, se gli albanesi costruirono quella chiesa lontano dal centro abitato, avendovi "una sepoltura per la loro comunità, (S. Galantini, pag. 41, sulle tracce dell'Antinori - Sandro Galantini giornalista e storico in attività n.d.r.) , ciò avvenne perchè non poterono essere ospitati, se non in pochissimi, entro le mura di Francavilla (soprattutto si ritiene, per mancanza proprio di spazio: la cinta muraria del paese era non piu' grande di quella di un grande castello). E possiamo facilmente ricostruirne l'itinerario di quei profughi, in base al fatto che la chiesa di Santa Maria della Croce è ancora oggi meta di pellegrinaggio, nel mese consacrato alla Madonna, da parte degli abitanti di Vacri e dintorni (non però di Casacanditella, che infatti fu colonizzata dagli "Schiavoni", non dagli Albanesi). (Si fa notare come ancora oggi gli anziani di Vacri chiamano la popolazione o indicano come luogo li "schiavunisi" o andare a li "schiavuni" mentre già a Semivicoli frazione di Casacanditella è cosa conosciuta sino ad oggi di cognomi di alcune famiglie derivanti da Albanesi. (n.d.r. e come riferito dal prof. Bruno Della Pelle di Semivicoli), mentre non è mai stata adibita al culto di Maria da parte dei Francavillesi: ecco perchè essa risulta "chiusa e obliata" a T. Marino il quale ignora che il culto dedicato da quegl Albanesi a Santa Maria della Croce fu per almeno un secolo e mezzo espressione di religiosità greco-ortodossa (molto a proposito la collega del relatore prof. Di Virgilio, prof.ssa Marisa Montanaro ricorda che la conciliazione tra la chiesa latina e quella ortodossa era avvenuta nel 1439, pochi anni prima della caduta di Costantinopoli). Quei profughi, dopo una sosta nella collina di "Setteventi", si avviarono verso l'interno lungo la valle del Foro e si stabilirono a Vacri e nel territorio compreso fra Ari e Semivicoli) scegliendo come nuova patria un territorio il cui mprescindibile prerequisito doveva essere una congrua distanza dal mare : bisognava infatti esserre fuori tiro rispetto alle tanto temute incursioni dei Turchi dal mare, i quali non potevano spingersi, nelle loro scorrerie, troppo otre nell'entroterra, sotto pena di essere sorpresi dalla notte (oltre che dalla stanchezza della marcia: si muovevano esclusivamente a piedi da marinai che erano) e di vedersi tagliata dai locali, favoriti dall'oscurità, la via del ritorno alle navi. Naturalmente gli Albanesi nostri antenati avranno intrattenuto rapporti molto amichevoli con i Francavillesi, grazie anche all'autorevolezza di quel Don Marino De Mitrio (cioè , crediamo Demetrio), "che aveva un grande ascendente sui suoi connazionali" (S. Galantini, pag. 41), ma lo aveva , possiamo esserne certi, anche sulla popolazione locale e sulla diocesi di Chieti, se fu lui, (chi altri se no?) ad ottenere il placet per la costruzione di quella chiesa ortodossa dallo stile orientaleggiante e dagli ampi spazi ipogei. Oggi gli abitanti di Vacri non sanno queste cose perchè la loro memoria storica è stata cancellata dagli interventi, scusabili per ragioni di proselitismo religioso, dei vari vescovi che "cercarono di imporre a quanti piu' potevano l'osservanza del rito latino" al posto di quello ortodosso. (S. Galantini, pag. 37): nella fattispecie qualche prelato, certamente dopo il 1623, intervenne con la sua autorità, "dirottando" la fiumana dei pellegrini verso la chiesa, cattolica (non ortodossa, quindi !) , di un' altra Maria, la Madonna delle Grazie, autorizzando i medesimi a sostare, ma solo per poco tempo, presso la chiesa di Santa Maria della Croce a loro tanto cara (cosa che ancora oggi i pellegrini vacresi fanno con grande devozione, scendendo poi alla "marina" per abluzioni di cui non conoscono piu' il significato rituale-affettivo). Essi non sanno che il vero motivo, remoto, del loro pellegrinaggio e' la devozione ad una Madonna venuta dal mare, anch'essa profuga (forse in origine la stessa a cui gli Albanesi del Molise dedicano oggidì una canzone venata di tenera nostalgia) : pensano , quei devoti, che la ragione del loro pellegrinaggio sia un voto fatto dai Vacresi, flagellati dalla grandine, alla Madonna delle Grazie, e non sanno che la loro venerazione annuale per questa Madonna risale a prima dell'epoca in cui fu attivato il suo santuario in Francavilla (correva l'anno 1623), cioè a quando il loro pellegrinaggio francavillese aveva già la bella età di almeno 150 anni ed essi finalmente si convertirono al rito latino, abbandonando per sempre quello ortodosso. La piccola chiesa di Santa Maria della Croce, è posizionata verso Oriente, verso l'altra sponda dell'Adriatico, quella Albanese, come se la stessa Madonna che abita in quel luogo sacro avesse anche Lei, come i suoi devoti fedeli venuti dal mare, una struggente volontà diritorno in patria, quella volontà struggente che spingeva i cittadini albanesi di Vacri a venire, appena morti, a riposare su quella collina dove, in compagnia della loro Madonna vestita di mare potevano sentirsi piu' vicini alla loro terra d'origine. Ed è facile immaginare che in quel lontano giorno del loro approdo a Francavilla, proprio là dove poi sarebbe sorta la loro chiesa, i nuovi arrivati deposero per un pò, quasi a dar ristoro anche a Lei, un'icona della loro santa patrona che non li abbandonva, e fra i sospiri si volgevano a scrutare con occhi di pianto l'orizzonte marino, cercando invano il verde profilo della loro patria lontana, di altre piu' dolci colline.
Come suggerito prima di riportare la versione dell'origine del pellegrinaggio di Giuseppe Iacone, che le date di riferimento tra le due tesi erano importanti, in quanto, si può ritenere che, entrambi possano coesistere, nella successione dei fatti storici. Facendo addivenire ad un "accordo di coesistenza" i due storici citati.
Ritenersi certo l'origine del pellegrinaggio dallo sbarco di alcuni albanesi nel 1466, la costruzione successiva, ma non databile, della chiesa di Santa Maria della Croce di stile greco-ortodossa, ma certo già edificata prima della data del 1494, quando l'albanese, lasciando i suoi beni alla chiesa, volle anche lì farsi seppellire e successivamente, in seguito alla già avvenuta conciliazione tra la chiesa ortodossa e quella latina, vi fu una conversione di tante popolazioni, come i nostri albanesi, alla religione cattolica e quindi, ecco che a seguito dei miracoli avvenuti dal 17 agosto del 1623 la successiva costruzione del bel santuario definitivamente realizzato nel 1629, a far angolo con l'attuale edificio museale, non ricostruito (dei quali motivi principali non è risaputo visto la grande affluenza di fedeli che lo stesso richiamava) dopo la sua distruzione dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, ma solo la realizzazione di una piccola cappella , definita appunto dal compianto Giuseppe Iacone dalle "stelle alla stalla" dove ora ci si reca, come meta finale, dopo il rito della s. messa. Quindi, successivamente, gli avvenimenti del miracolo della grandine sui terreni del ricco proprietario di Vacri . Si consiglia la visione su YouTube "Vacri Madonna delle Grazie" https://youtu.be/a7Aox303RxU a cura di Emiliano Giancristofaro pubblicato da Giulio Capone. Per il santuario di Francavilla al mare il filmato su YouTube "Le antiche chiese di Francavilla al Mare" https://youtu.be/RXB1rXrJwAI da una pubblicazione di Giovanni Rosito. (ricerche storiche, integrazioni e impaginazione a cura di remo sulpizio-marzo 2020 si ringrazia per la collaborazione il prof. Carmine Cavallucci).
Volto Santo
Anche la tradizione del pellegrinaggio al paese di Manoppello nel pescarese, dove sappiamo esserci il telo con impressa l'immagine del volto di Gesu' che, da diversi studi scientifici è anch'esso come quello conservato a Torino, di estrema importanza per la sua originalità, si svolge da oltre cento ormai, infatti la sua prima edizione si ebbe nel 1913 e in questi ultimi anni ancora svolta solo dal paese di Vacri. Vi è una commissione composta da alcune persone che per la maggior parte si tramanda di padre in figlio. Si inizia con l'organizzazione quindici giorni prima, nel passare per ogni casa del paese cercando un piccolo contributo per le spese e proponendo che la bimba, se presente nella famiglia, possa essere iscritta tra quelle che la seconda domenica di Maggio, ossia dopo la cerimonia di chiusura del rientro dal pellegrinaggio della Madonna delle Grazie a Francavilla al Mare, possa eventualmente essere estratta dopo l'uscita del biglietto intitolato appunto Volto Santo e quindi essere la protagonista nel portare il quadro conservato nella chiesa parrocchiale a Manoppello. Da un po di anni a questa parte, tenuto conto che vi era stato un periodo di poca partecipazione delle famiglie nell'iscrizione delle ragazze è stato deciso che anche ragazzi di sesso maschile avrebbero potuto iscriversi per partecipare all'estrazione. Ad estrazone avvenuta , quindi ecco che all'uscita dalla chiesa, già molto gremita per l'avvenuta partecipazione al rientro del quadro della Madonna delle Grazie, vengono incendiati fuochi d'artificio e la ragazza o il ragazzo precelto si pone davanti all'altare con i familiari e riceve le congratulazioni di tutti i presenti che sfilano in processione per il saluto anche all'immagine del volto santo. La settimana successiva vede impegnata la famiglia del giovane o della giovane nell'organizzarsi non in modo molto impegnativo, ma solo nel trovare dei compagni che aiutino lungo la processione nel portare il quadro. Per i vestiti infatti anche quì è la commissione che metterà a disposizione delle tonache bianche al fine di evitare alla famiglia l'ulteriore spesa per la vestizione. Si parte alle ore sei e trenta della domenica mattina, terza domenica di Maggio, dalla chiesa parrocchiale scendendo a piedi verso l'ingresso del paese lato monti e recandosi all'incrocio detto della Madonnina dove oltre ai familiari vi sono altri paesani che vogliono spontaneamente andare, quindi con l'autobus si parte, passando per la strada di Chieti per Manoppello. Da qui all'ingresso del paese si procede a piedi verso il santuario posto sopra la collinetta e si assiste alla celebrazione della Messa, da qui si riparte in processione verso la chiesa parrocchiale all'interno del paese lì si lascia il quadro e ognuno va a pranzo. Alle ore 15:00 si torna in chiesa e dopo una breve cerimonia si riparte verso le ore 16:00 per Roccamontepiano, quì si effettua una breve sosta alla chiesa di S. Rocco ognuno salutando il Santo per poi ripartire alla volta di Vacri dal lato di Semivicoli quindi dalla contrada S. Agata. Qui presso lo spiazzo della casa Mammarella il prescelto o la prescelta e i familiari si cambiano di abito per ripartire con la processione a piedi dalle ore 18:30 ed arrivare alla chiesa Parrocchiale San Biagio intorno alle 19:30 tra fuochi d'artificio, canti e preghiere qui una volta pronunciate dal prete alcune preghiere e una breve predica la cerimonia si conclude. (ricerche storiche, integrazioni e impaginazione a cura di remo sulpizio-aprile2020 si ringrazia Roberto Mammarella componente la commissione)
San Biagio
La devozione verso il nostro Patrono, molto sentita fino a qualche anno fa, va un po scemando, forse per il cambiamento delle abitudini e usanze, come anche per le temperature ancora rigide in quel periodo; di certo il giorno del 3 febbraio sua ricorrenza nel calendario, si celebra solo la festa religiosa. Vengono celebrate due messe una la mattina e l'altra la sera e al termine viene impartita la benedizione della gola di cui il santo è protettore, accostando ad essa due candele incrociate e all'uscita, vengono distribuiti i pani con l'anice, che riportati a casa e donati a parenti ed amici dopo averli baciati ne mangiano per ingraziarsi la protezione di San Biagio, particolarmente a protezione della gola e dai mali di stagione . La prima domenica di Agosto si organizza invece la festa civile con la presenza di una banda dal mattino, fuochi d'artificio e musica in piazza la sera.
Sacro Cuore di Gesu'
Il Comune di Vacri sia per la parte religiosa che civile è consacrata al Sacro Cuore di Gesu'. l'8 Giugno del 1913 venne consacrata la Parrocchia mentre il 30 giugno 1934 si ebbe la consacrazione del Comune. La festività religiosa insieme a quella civile si svolge il giorno del venerdi successivo alla festa del Corpus Domini in genere ricadente nel mese di Giugno; varia rispetto alla cadenza del calendario rispetto alla Pasqua . In questo giorno anni fa si celebravano anche le Comunioni, invece negli ultimi quindici anni alle due messe celebrate una al mattino ed una al pomeriggio, viene abbinata una cerimonia a cura del Comune relativa ai giovani che compiono il 18° anno. Nel pomeriggio dopo aver ricevuto tutti i diciottenni il Sindaco ad ognuno di loro consegna una pergamena ed una copia della Costituzione si va poi, in processione verso la Parrocchia quì si partecipa alla celebrazione della messa e successivamente, con l'immagine del Sacro Cuore in processione per il paese.
Si riporta il documento ufficiale della delibera relativa alla consacrazione del Comune:" L'anno millenovecentotrentaquattro (AnnoXII del Littorio), addì trenta del mese di Giugno nel Comune di Vacri e nell'Ufficio di Segreteria. Il Signor Ingegnere Nicola Battaglini, R. Podestà del Comune di Vacri, col concorso del sottoscritto Segretario Signor D'Alessandro dott. Alessandro, ha adottato la seguente deliberazione :
IL PODESTA' Vista l'istanza 18 gennaio 1934 XII° - del Rev.do Arciprete titolare della Parrocchia di San Biagio di questo Comune, con cui si richiede, a nome anche dell'intera popolazione, che Vacri nel corrente anno santo della Redenzione venga solennemente e pubblicamente consacrato al S. Cuore di Gesu' ; Considerato che questo laborioso e patriottico popolo ha sempre mantenuto vivo il sentimento religioso, che è profondamente radicato nel suo animo, per cui è pienamente giustificato il desiderio del degnissimo Arciprete Don Nicola Ciaramellano di vedere con atto pubblico, formale, decretata la solenne consacrazione del Comune al Sacratissimo Cuore di Gesu'; Ritenuto anche di assecondare il sapiente e nobile indirizzo dell'eccelso Governo Nazionale di alto rispetto e di ossequio alla Religione dello Stato ; Atteso che altre città e comuni italiani con atto solenne delle civiche autorità sono stati consacrati al Sacro Cuore di Gesu' Cristo ; per rendere omaggio alla Sovranità di Gesu' Cristo e per implorare le benedizioni del Cielo su tutto il popolo di questo Comune , DELIBERA di consacrare il Comune di Vacri al Sacratissimo Cuore di Gesu' il giorno 9 settembre corrente anno, facendo voti che la presente deliberazione sia apportatrice di prosperità e di perpetuo benessere alla nostra religiosa e patriottica popolazione. f.to Il Podestà Nicola Battaglini Il Segretario Comunale Alessandro D'Alessandro (trascrizione a cura dello storico e Ins. Nicolantonio Corrado) . Di questa consacrazione venne inviato telegramma di augurio dal Papa per mezzo del suo delegato che la firmò ed era il Cardinale Pacelli, futuro Papa. La stessa aveva il tenore seguente :" Il Santo Padre rallegrandosi consacrazione Parrocchia Vacri cuore di Gesu' impartendo accorata apostolica benedizione clero autorità fedeli concilia maggiori le grazie celesti che merita atto ispiritato viva religione profonda fede".
Le Chiese di Vacri
La chiesa di San Biagio
Le prime notizie certe circa l'esistenza della chiesa di S. Biagio in Vacri risalgono al 1308 . Nelle Rationes decimarum di quell'anno e poi in quelle successive del 1324 e 1325, risultano presenti in Batro (Vacri) le chiese di S. Blaxii, di S. Maria e di S. Michele. Nell'inventario del 1365, sotto la giurisdizione del parroco di Vacri c'era anche l'amministrazione della chiesa di S. Nicola in Semivicoli e la cura delle anime dei suoi abitanti che continuerà fino al novembre del 1788 quando, per decisione della Regia Udienza, fu concesso che si erigesse in parrocchia la Chiesa della Villa di Semivicoli, sotto il titolo di San Niccolò di Bari. Dell'Istituzione della Parrocchia di "S. Biagio Vescovo e Martire si ha notizia dal 1505. (da G. Liberatosciolim, Arcidiocesi di Chieti-Vasto) . Da quanto già riportato quindi, si deduce che l'attuale chiesa fu costruita, ampliandola, sulla mdesima area in cui sorgeva l'altra, preesisente almeno dal 1308, gravemente danneggiata dai terremoti del 1703 e del 1706 ed abbattuta al tempo dell'edificazione della nuova. Da documenti consultati possiamo ripercorrere, sia pure in maniera approssimativa, le varie fasi della nuova costruzione, iniziata il 22 gennaio1762 con la posa della prima pietra e conclusasi 53 anni dopo, nel marso 1815. Nel primo anno vengono scavate le fondamenta da M° Pietro Mammarella, da M° Giiosuè Mammarella, ambi di Bucchianico e da M° Benigno de Luca di Vacri;(da Archivio Parrocchiale di Vacri). Nel 1772, dopo dieci anni, si erano eretti soltanto i muri perimetrali per un'altezza di circa due metri. con una superficie complessiva che avrebbe potuto contenere fino ad un massimo di 1550 fedeli. Questo numero appare spropositato ma bisogna considerare che una volta in chiesa si stava in piedi. L'introduzione dei banchi è un fatto recente e si sviluppa a partire dalla metà del XVIII secolo. Le sedie introdotte ancora piu' tardi, erano riservate ai notabili del paese o affittate da quei pochi che potevano permetterselo, quindi, calcolando che la superficie della chiesa si aggirava intorno ai 310 mq. se ogni mq. puo' ospitare fino a quattro fedeli, ci si avvicina al numero prefissato. Nel 1911 furono eseguite opere di pittura e decoratura ; nel 1920 il campanile viene rialzato di un piano dai maestri muratori di Girolamo Tobia e figli, di San Martino sulla Marrucina. Nel 1929 a settembre iniziano i lavori della nuova cappella annessa alla chiesa di S. Biagio. Termineranno il 13 aprile 1930. Dal 1998 ad opera dell'ex parroco Don Massimo Colella venne adibita a Santuario della Madonna delle Grazie.(da "Alla ricerca di radici antiche" di Carmine Cavallucci ediz. sigraf 2017)- integrazioni e impaginazione a cura di remo sulpizio maggio 2020)
Chiesa della Madonna delle Grazie (non piu' esistente), di importanza storica per gli avvenimenti, forse correlata per la sua denominazione e collocazione, poco distante la chiesa Parrocchiale, con la ultracentenaria venerazione alla Madonna delle Grazie celebrata con il tradizionale pellegrinaggio presso il santuario a Francavilla al Mare.
Nel frattempo che la nuova costruzione della chiesa di S. Biagio si edificava, almeno per potervisi celebrare le funzioni, si andava presso una piccola chiesa in rione della Madonna da qui' la denominazione di chiamare le due zone del paese quella appunto dalla piazza principale con parrocchia verso monti: quarto della Madonna e quella al lato opposto verso il mare, dove è sita la chiesa di S. Rocco, quarto di S. Rocco. Si riporta quanto viene descritto nell'Archivio Parrocchiale : Nella zona, ove s'era costituito un ricovero per colerosi e per i colpiti dalle frequenti epidemie di quei tempi , sorgeva la chiesa della Madonna delle Grazie. Vi celebrava stabilmente negli anni intorno al 1660 Don Giuseppe D'Urbano di Bucchianico.(ricerche storiche, integrazioni e impaginazione a cura di remo sulpizio-maggio 2020 e da "Alla ricerca di radici antiche" di Carmine Cavallucci ediz. Sigraf 2017)
La Chiesa di San Rocco
Costruita nella seconda metà del 600 per volontà di Gian Battista Valignani scampato alla peste. Fece seguito ad una iniziativa simile presa qualche anno prima nel 1656, dalla zia Olimpia Valignani di Cepagatti, madre del marchese Alessandro di Cepagatti, cugino di Gian Battista. La Chiesa venne risistemata dopo i terremoti del 1703 e del 1706. Nel 1857 fu arricchita di un prezioso pavimento a mosaico. Ampliata del doppio nel 1866, fu risistemata nel 1908 anno in cui fu acquistato l'armonium. Nel 1912 furono acquistate du campane dalla ditta Bertarelli di Milano all'indomani della costruzione del campanile ad opera di Casimiro d'Ottavio di Semivicoli e Cocullo Domenico di Vacri. I fondi furono reperiti anche dal contributo di vari compaesani residenti nelle americhe, (da "Alla ricerca di radici antiche" di Carmine Cavallucci ediz. sigraf 2017)
La Chiesa di San Giorgio
Il 7 aprile , iniziano i lavori di costruzione in c.da Porcareccia, della cappella di S. Giorgio, termineranno il 30 novembre.
La Chiesa di Sant'Agata
il 26 aprile 1936 viene benedetta la nuova chiesa di Sant'Agata.
Sacerdoti succedutisi nella Parrocchia dal 1904 ad oggi
1) Don Nicola Ciaramellano , Vacri , da luglio 1904 ad aprile 1953; Don Ugo Scotti, Bargano (Mi), da ottobre 1953 a ottobre 1959; Don Lorenzo Chiavaro, Lentella (Ch), da gennaio 1960 a ottobre 1967 ; Don Ferdinando Ferretti , Orsogna, da novembre 1967 a giugno 1971 ; Don Ettore Frani, Semivicoli ; da ottobre1971 a Novembre 1996; Don Massimo Colella, Torre dei Passeri; da marzo 1997 a Dicembre 1998; Don Claudio Cieri , S. Josè-Caracas (Ven.) ; da luglio 1999 a settembre 2010; Don Ettore Luciani, Fossacesia, dal 5 settembre 2011, a giugno 2016; Don Guido Carafa , Casoli, dal 1° novembre 2016.
L'Asilo Infantile
nel 1934 Mons. Nicola Ciaramellano acquista dal sig. Pier Giuseppe Nicolini l'edificio (costruito nel 1656) che poi diventerà l'Asilo Infantile. Verrà inaugurato il 9 settembre dello stesso anno ed affidato alle suore della "Sacra Famiglia" di Castelletto sul Garda. (da "Alla ricerca di radici antiche" di Carmine Cavallucci ediz. Sigraf).
VACRI E LA MUSICA
Le bande musicali sono una parte importante della storia culturale della regione Abruzzo, basti pensare che su 305 comuni abruzzesi, ben 103 fra comuni e frazioni hanno avuto una o più bande musicali. Il primo documento che ci parla di banda, risalente alla fine del XVIII secolo, è stato ritrovato presso il comune di Introdacqua (AQ), ed è un atto di matrimonio in cui si attesta che il lavoro dello sposo era quello del bandista. Probabilmente però questo giovane sposo doveva essere un musicista delle così dette “paranzelle”. Queste non erano delle vere e proprie bande musicali ma più che altro dei gruppi dall'organico variegato di cui facevano parte: strumenti a pizzico, percussioni, flauti di canne e chi più ne ha più ne metta.
Le prime bande vere e proprie di cui si ha notizia sulla data della formazione sono quelle di Pescina (che continua a svolgere ancora oggi le proprie attività bandistiche) e Città Sant'Angelo (che invece non esiste più). Negli anni a seguire sono nate molte altre bande: Spoltore (1808, non più in attività), Alanno (1809, non più in attività) e tante altre ancora. Le bande abruzzesi in quel tempo erano annoverate fra le migliori del mondo.
Le prime a portare lustro all'Abruzzo furono quella di Lanciano diretta dal M°Augusto Centofanti (capostipite di una famiglia importantissima per la storia della banda abruzzese e italiana) e quella dei “Diavoli Rossi” di Pianella, seguite poi da quelle di Chieti, Teramo, Introdacqua, Pescara e Pescina.Con il fascismo la qualità delle bande dei centri più importanti aumentò e con essa anche il numero degli elementi arrivando addirittura ad 80/90 musicanti. Le migliori bande di quel periodo furono indubbiamente quella di Pescara diretta dal Maestro Giustino Scassa, ma sopratutto quella di Chieti diretta dal Maestro Domenico Valenti che conquistò la fama di “più grande banda del mondo” in Italia e ancor di più all'estero, ma questo che fu l'apice del fenomeno banda in Abruzzo, divenne anche l'inizio del declino.
Anche nel nostro paese si costitui' un gruppo bandistico a tal proposito ed in memoria di quei tempi nel 2010 venne presentata e pubblicata una ricerca storica della banda di Vacri ad opera di Carlo Paciocco, Francesco Pompilio ed Eugenio Mammarella che si riporta integralmente. Sarebbe stato abbandonato all'oblio piu' assoluto il ricordo dell'esistenza a Vacri, agli inizi degli anni trenta, precisamente dal 1932 al 1935 di un complesso bandistico, se i nominativi appena citati, non ne avessero ricomposto la storia, rintracciando tutto il reperibile con il precipuo scopo di offrire una testimonianza di valori da rinverdire nella memoria dei contemporanei e per rinsaldare con un ideale legame la continuità culturale e spirituale che accomuna i presenti agli assenti, i giovani agli anziani , i vicini ai lontani : "Per delineare la breve storia del complesso bandistico di Vacri, è necessario innanzitutto, ricordare il concittadino Francesco Cocullo (il fabbro, "mastre Francische"), cui va il merito di essere stato il principale promotore della sua nascita. Verso la fine degli anni 20 e gli inizi degli anni 30, egli si trovava a Casalincontrada dove apprendeva il mestiere di fabbro. Questa cittadina della provincia di Chieti vantava già allora una buona popolarità nell'attività musicale-bandistica, poichè operava in essa sin dal 1902 una prestigiosa banda cittadina con un organico composto da valenti maestri concertatori e solisti, come Centofanti, Scassa, Malandra(clarinetto), Natale (percussionista), Di Felice e Spadaccini (flicorno tenore): Il giovane Francesco oltre ad imparare il mestiere di fabbro, si dedicò anche allo studio della musica. In quel tempo era in voga un nuovo metodo d'insegnamento, particolarmente efficace, per l'apprendimento della musica e per la padronanza degli strumenti musicali. Questa didattica innovativa era stata ideata qualche decennio prima dal maestro Silvio Mancini, (1859/1917), originario della vicina Serramonacesca, rinomato direttore di complessi bandistici e insigne compositore di marce sinfoniche. Tornato a Vacri il fabbro-musicista (Cocullo Francesco) invoglio' alla divina arte della musica altri giovani vacresi, quasi tutti artigiani come lui, cosicchè nel marzo 1932 è stato possibile formare un piccolo complesso bandistico, inizialmente con un organico di 30 elementi, raggiungendo successivamente il numero complessivo di 40 elementi, considerando anche la presenza di musicanti di paesi vicini. Il primo maestro-concertatore della banda di Vacri è stato Ermanno Cascelli, nato a Ortona nel 1864, ma residente negli anni 30 a San Valentino in A. C. . Del suo successore non si conoscono le generalità , ma si sa che era originario di Castelfrentano. Partita, dunque, all'inizio come semplice "bandicina", impiegata soltanto nei funerali e nelle piccole feste di contrada, divenne in poco tempo una cosiddetta "banda di giro", in grado di partecipare alle feste patronali con discreto repertorio di marce sinfoniche e di pezzi lirici, fra quelli piu' conosciuti. Purtroppo la banda di Vacri ebbe vita breve : il complesso si sciolse, infatti, nel 1935, perchè quasi tutti i componenti partirono come richiamati o come volontari per la campagna d'Africa. Elenco dei componenti : Maestro , Casceli - San Valentino in Abruzzo Citeriore - Francesco Cocullo (clarino) - Franco Ricci (clarino) - Antonio Marchegiano (clarino) - Giovanni Paciocco (tromba) - Domenico Cavallucci (clarino) - Ennio Nanni (clarino) - Iginio D'Alessandro (clarinetto) - Alfredo Granata (clarino) - Francesco Zappacosta (flauto) - Almerino Marchegiano (sax) - Guglielmo Pompizzi (tromba d'accompagnamento) - Armando D'Alessandro (flicorno) - Adriano Pantalone (trombone di canto) - Augusto Pellegrini (basso) - Carlo Paciocco (basso) - Luigi Ricci (basso) - Arturo Ricci (cassa) - Biagio Pantalone (tamburo) - Enea Pantalone (cimbali) - Tommaso Marcucci (tromba) - Nicola Pizzacalla (tromba) - Guidone Paciocco (tromba) - Don Antonio Mariani (tromba d'accompagnamento) - Giuseppe Ricci (tromba baritono) - Francesco Pantalone (tromba) - Domenico Mammarella (tromba) - Gentile Berardino (clarino) - Emiliano De Vincentiis (cimbali) - Emilio Moscadello (tromba chiusa) - Alfredo De Ninis (piattino) . (dalla pubblicazione "Vacri e la sua banda" pubblicata 11.06.2010 a cura del Comune di Vacri - ricerche prefazione e impaginazione a cura di remo sulpizio-maggio 2020)